giovedì 27 ottobre 2011

Queste sono le sue mani


Eccole le sue mani.
Sono quei raggi che scaldano
nei giorni di pioggia insistente,
quando si riempiono i fiumi
e gli argini non possono più niente.
Quando le lacrime seccano in gola
e manca l’aria all’ugola
per un sospiro o un flebile lamento.
*
Dei suoi piedi invece
restano fogli di carta pergamena
e le impronte confuse in fiumi di parole
del troppo presagire e predicare.
Troppa la furia
di testimoni poco accorti,
di interpreti saccenti,
falsi profeti e ipocriti bugiardi!
*
Eccolo il suo ombelico.
Lo sento risuonare come un’eco
nell’universo vuoto che non vedo.
E’ una voragine magnetica
aperta tra le pieghe dell’assenza
che attira a sé con forza primordiale
i feti snaturati del suo parto sterile.
*
Sono i fratelli rimasti orfani
prima ancora di conoscere i padri,
nati nel pianto di una sirena
o nel sibilo di una molotov.
Sono anche quelli che uccidono le madri,
sorelle, figlie, moglie e amanti
e battono il petto con veemenza
per una colpa senza pentimento.
*
Tra il bene e il male
non si distingue differenza:
son tutti figli suoi, demoni e santi,
davanti a lui son tutti uguali,
li ha abbandonati in una culla,
- vuota e senza luce -
incubatrice senza ossigeno
che non dà più il suo nutrimento.





Le oscillazioni di un pendolo


Avvolta nelle lenzuola
tra sogno e preghiera
resto immobile nella penombra
seguendo frecce di pensieri
come lampi di un temporale
tra le nuvole del dormiveglia.
*
Tacciono le parole
davanti alla chiara visione
di una mezza luna al contrario
forse è solo emozione
forse è presagio che abbaglia
la noia della mia esistenza.
*
Qualcosa dai cassetti piange
luride lacrime di quella miseria
che la memoria dovrebbe sciogliere
e cacciare indietro
invece di nettarle con sussiego.
*
“Deve esserci della devozione
in questo indulgere all’inerzia”
- sfugge un pensiero di compiacimento
preludio all’assoluzione -
ma le mani fremono di rabbia
e i piedi ormai scalpitano.
*
Mi vedo preparare i bagagli,
senza braccia e senza fretta,
anticipando la velocità d’azione
con la lentezza della coscienza
di una decisione non presa.
*
Contro ogni debole intenzione
traguardo altri obiettivi
e immagino di muovere
un piede dietro l’altro
al ritmo cadenzato
di un pendolo di Newton.
*
Sarà questa latenza
a trasformare il ritmo lento
da adagio in moderato
e in allegretto già si sublima
accompagnando la partenza.




mercoledì 25 maggio 2011

Inedia

E’ solo coccio pesto
e un lungo strofinio
- lento e tenace
della mia pelle sulla tua -
ruvida quanto basta
a scatenare scintille
prive di elettroni.
Le fibre lacere
s’aprono finalmente
su metastasi di vetro fuso
mostrando nudità
nascoste a malapena
da radici trasparenti.
Non c’è ragione
per la menzogna taciuta
nel silenzio grave come pietra:
vorrei fosse una colpa
- invece è dolo-
lasciare che il desiderio
salga impettito sul patibolo
- senza guardarsi intorno -
a offrirsi al cappio della noia.



Il tempo non è un aspirapolvere



Maura Potì

IL TEMPO NON E' UN ASPIRAPOLVERE

Poesie

pp. 96

ISBN 978 – 88 – 6479 – 036 - 7

maggio 2011

Stilo Editrice



OPERA. Il tempo non è un aspirapolvere si articola in due sezioni che aprono, con modalità diverse, talora opposte, uno spiraglio sul mondo poetico dell’Autrice. La prima parte è poesia della parola non detta, affidata a monologhi interiori, pensieri segreti riaffiorati da un passato fortemente interiorizzato ed espressi ‘in differita’, tra le pieghe dei ricordi di un vissuto non ancora dimenticato. La seconda sezione annuncia una nuova stagione della vita che dal ripiegamento su se stessi porta a una riflessione più ampia, di respiro universale, che tocca l’esistenza umana in tutti i suoi aspetti. L’Autrice trova nuove motivazioni e nuove modalità espressive e in questa rivelazione, in questa noncuranza della memoria del passato, ritrova un presente provvisorio, in cui «accadono cose che sono come domande» a cui la poesia, prima o poi, risponde, assicurando una progressiva riappropriazione dell’identità. Personale e collettiva.




AUTORE. Maura Potì, architetto, nata a Brindisi, vive e lavora a Bari. La sua esperienza poetica nasce sul web, prima modalità di scambio letterario con altri scrittori, per soddisfare un’insopprimibile necessità di condivisione dei suoi scritti. Apre anche un blog con l’intenzione di coinvolgere nella sua ricerca espressiva artisti di ogni forma d’arte, ma presto non resiste al fascino della carta stampata e decide di percorrere la strada della pubblicazione. Ha pubblicato nel 2009 il suo primo libro Tra respiro e sospiro (Aletti Editore) e alcune sue poesie sono raccolte nelle antologie delle case editrici Aletti, Perrone (2009), R.E.I. (2011) e nell’antologia Poesie al balcone dell’Associazione Culturale Comunicaria (2009-2010).

martedì 31 agosto 2010

venerdì 25 giugno 2010

Trent'anni



E' urgenza di armamenti


-negli assedi di false aspettative-


a nutrire l'ansia di giungere


a mete, risultati e obiettivi,


con schemi sempre differenti.


Polveri e idranti di nuova generazione


han spento incendi di passione


e raffiche di getti di parole


domato affanni e sentimenti.


Ho solo sguardi liquidi


da riservare al mondo


-ma a ben guardare-


in un solo punto della mente


dormono i sogni e i desideri


a reclamare pensieri fragili


e a confessare in onde leggere


i debiti di successione


di una progenie innocente.

lunedì 21 giugno 2010

La seduzione della fede





Esercita il potere


della vita


questo groviglio


di bene e male,


di petali e di spine.


Per quanto non voluto,


eppure ce l’ho dentro


il pathos della tragedia.


Lo accetto solo in nome


di una grecità


che mi appartiene,


per nascita e per geni


più che per educazione.


E d’altra parte,


non ci è data scelta:


c’è sempre una discesa


prima di una risalita.


E mi avventuro


tra le parole arcane


di scritti apocrifi


e filosofie orientali,


per ricercare il verbo


di una verità ormai muta,


chiusa in un antro buio,


dove fantasmi fluttuano,


perduti nelle tenebre,


e dove la luce


è solo una candela.