E’ solo coccio pesto
e un lungo strofinio
- lento e tenace
della mia pelle sulla tua -
ruvida quanto basta
a scatenare scintille
prive di elettroni.
Le fibre lacere
s’aprono finalmente
su metastasi di vetro fuso
mostrando nudità
nascoste a malapena
da radici trasparenti.
Non c’è ragione
per la menzogna taciuta
nel silenzio grave come pietra:
vorrei fosse una colpa
- invece è dolo-
lasciare che il desiderio
salga impettito sul patibolo
- senza guardarsi intorno -
a offrirsi al cappio della noia.
mercoledì 25 maggio 2011
Il tempo non è un aspirapolvere
Maura Potì
IL TEMPO NON E' UN ASPIRAPOLVERE
Poesie
pp. 96
ISBN 978 – 88 – 6479 – 036 - 7
maggio 2011
Stilo Editrice
OPERA. Il tempo non è un aspirapolvere si articola in due sezioni che aprono, con modalità diverse, talora opposte, uno spiraglio sul mondo poetico dell’Autrice. La prima parte è poesia della parola non detta, affidata a monologhi interiori, pensieri segreti riaffiorati da un passato fortemente interiorizzato ed espressi ‘in differita’, tra le pieghe dei ricordi di un vissuto non ancora dimenticato. La seconda sezione annuncia una nuova stagione della vita che dal ripiegamento su se stessi porta a una riflessione più ampia, di respiro universale, che tocca l’esistenza umana in tutti i suoi aspetti. L’Autrice trova nuove motivazioni e nuove modalità espressive e in questa rivelazione, in questa noncuranza della memoria del passato, ritrova un presente provvisorio, in cui «accadono cose che sono come domande» a cui la poesia, prima o poi, risponde, assicurando una progressiva riappropriazione dell’identità. Personale e collettiva.
AUTORE. Maura Potì, architetto, nata a Brindisi, vive e lavora a Bari. La sua esperienza poetica nasce sul web, prima modalità di scambio letterario con altri scrittori, per soddisfare un’insopprimibile necessità di condivisione dei suoi scritti. Apre anche un blog con l’intenzione di coinvolgere nella sua ricerca espressiva artisti di ogni forma d’arte, ma presto non resiste al fascino della carta stampata e decide di percorrere la strada della pubblicazione. Ha pubblicato nel 2009 il suo primo libro Tra respiro e sospiro (Aletti Editore) e alcune sue poesie sono raccolte nelle antologie delle case editrici Aletti, Perrone (2009), R.E.I. (2011) e nell’antologia Poesie al balcone dell’Associazione Culturale Comunicaria (2009-2010).
martedì 31 agosto 2010
eliotropo: Bergamo, nasce la prima cattedrale vegetale: è fat...
eliotropo: Bergamo, nasce la prima cattedrale vegetale: è fat...: "fonte: forumambientalista.wordpress.com Una cattedrale a 5 navate e 42 colonne costruita con 1.800 pali di abete, 600 rami di castagno, 6 ..."
venerdì 25 giugno 2010
Trent'anni
E' urgenza di armamenti
-negli assedi di false aspettative-
a nutrire l'ansia di giungere
a mete, risultati e obiettivi,
con schemi sempre differenti.
Polveri e idranti di nuova generazione
han spento incendi di passione
e raffiche di getti di parole
domato affanni e sentimenti.
Ho solo sguardi liquidi
da riservare al mondo
-ma a ben guardare-
in un solo punto della mente
dormono i sogni e i desideri
a reclamare pensieri fragili
e a confessare in onde leggere
i debiti di successione
di una progenie innocente.
lunedì 21 giugno 2010
La seduzione della fede
Esercita il potere
della vita
questo groviglio
di bene e male,
di petali e di spine.
Per quanto non voluto,
eppure ce l’ho dentro
il pathos della tragedia.
Lo accetto solo in nome
di una grecità
che mi appartiene,
per nascita e per geni
più che per educazione.
E d’altra parte,
non ci è data scelta:
c’è sempre una discesa
prima di una risalita.
E mi avventuro
tra le parole arcane
di scritti apocrifi
e filosofie orientali,
per ricercare il verbo
di una verità ormai muta,
chiusa in un antro buio,
dove fantasmi fluttuano,
perduti nelle tenebre,
e dove la luce
è solo una candela.
venerdì 18 giugno 2010
Il sonno delle statue
E' il sacro fuoco di ragioni
che infiamma la laringe
di queste statue grigie
forgiate d’argilla.
Si spegne in un istante
come mille catene d’atomi
- in una fusione a freddo -
o con polveri autoestinguenti.
E’ un’ugola d’oro
a parlare di pace
-in assetto di guerra-
E canta speranze
mandando in frantumi
gli specchi trasversi
tra falsi orizzonti celesti.
E’ rabbia dei vivi
-nel regno dei morti-
il vento che agita vele
nell’ordine sparso
di nodi a correnti alternate
e moti di arresto forzato.
E’ sabbia negli occhi
il dissenso sedato
con pugno di ferro
sul volto scoperto
-da vile soldato
sottratto al confronto.
Sarà l’inquietudine
nella nebbia più grigia
a guidare la mano
-di poveri e oppressi-
e una pioggia continua
a macchiare di sangue
le pietre disciolte del sale
-a invocare purezza-
che infiamma la laringe
di queste statue grigie
forgiate d’argilla.
Si spegne in un istante
come mille catene d’atomi
- in una fusione a freddo -
o con polveri autoestinguenti.
E’ un’ugola d’oro
a parlare di pace
-in assetto di guerra-
E canta speranze
mandando in frantumi
gli specchi trasversi
tra falsi orizzonti celesti.
E’ rabbia dei vivi
-nel regno dei morti-
il vento che agita vele
nell’ordine sparso
di nodi a correnti alternate
e moti di arresto forzato.
E’ sabbia negli occhi
il dissenso sedato
con pugno di ferro
sul volto scoperto
-da vile soldato
sottratto al confronto.
Sarà l’inquietudine
nella nebbia più grigia
a guidare la mano
-di poveri e oppressi-
e una pioggia continua
a macchiare di sangue
le pietre disciolte del sale
-a invocare purezza-
venerdì 11 giugno 2010
L'ascolto

Eppure ci deve essere
nel cerchio di un compasso
-che è pure linea retta-
tra versi piani e sdruccioli
lo spazio di un riposo.
Le guerre si susseguono
-pur senza gli armamenti-
e ad ogni alba e tramonto
si perde un sacramento.
Voci e clamori offendono
coscienze risvegliate
e non si muove azione
intorno a nuove attese.
Basta sederti a un angolo
sul crocevia del cielo
-col viso volto ad ovest-
a cogliere un ascolto.
Ed il silenzio forte
avvolge i tuoi pensieri
-come una coperta calda-
e culla come un dondolo
l’albero della quercia
i tuoi germogli nuovi
-nati tra i suoi-
Ritrovi le parole
nei sospiri delle fronde
e l’acqua più dell’aria
-di quel che sei e sarai-
tra rocce e sabbia
conserva la memoria.
nel cerchio di un compasso
-che è pure linea retta-
tra versi piani e sdruccioli
lo spazio di un riposo.
Le guerre si susseguono
-pur senza gli armamenti-
e ad ogni alba e tramonto
si perde un sacramento.
Voci e clamori offendono
coscienze risvegliate
e non si muove azione
intorno a nuove attese.
Basta sederti a un angolo
sul crocevia del cielo
-col viso volto ad ovest-
a cogliere un ascolto.
Ed il silenzio forte
avvolge i tuoi pensieri
-come una coperta calda-
e culla come un dondolo
l’albero della quercia
i tuoi germogli nuovi
-nati tra i suoi-
Ritrovi le parole
nei sospiri delle fronde
e l’acqua più dell’aria
-di quel che sei e sarai-
tra rocce e sabbia
conserva la memoria.
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